IL RAGAZZO DELLA VIA CRUCIS (Angelo,Demone,o tutte e due le choses?)
I CAN NEVER FORGET YOU
THE WAY YOU ROCK THE GIRLS
THEY RULE THE WORLD AND LOVE YOU
A BLAST IN THE UNDERWORLD
STICK A KNIFE IN MY HEAD
THINKING BOUT YR EYES
NOW THAT YOU BEEN SHOT DEAD
I GOT A NEW SURPRISE
I'VE BEEN WAITING FOR YOU JUST TO SAY
THE ZOFTIG CHICK IS MINE
ALL I KNOW IS YOU GOT NO MONEY
THATS GOT NOTHING TO DO WITH A GOOD TIME
CAN YOU FORGIVE THE BOY WHO
SHOT YOU IN THE HEAD
OR SHOULD YOU GET A GUN AND
GO AND GET REVENGE
100% OF MY LOVE
UP TO YOU TRUE STAR
IT'S HARD TO BELIEVE YOU TOOK OFF
I ALWAYS THOUGHT YOU'D GO FAR
I'VE BEEN AROUND THE WORLD A MILLION TIMES
AND ALL YOU MEN ARE SLIME
GUN TO MY HEAD GOODBYE I'M DEAD
WASTEWOOD ROCKERS IT'S TIME FOR CRIME
Ieri sera sono uscito con Tomec, uno dei tanti immigrati clandestini in Italia. E' arrivato quattro ani fa dalla Polonia assieme alla madre ed alla sorella. Il miraggio è sempre quello: l'Italia è il paese del Papa, ci troveremo bene. Se potesse tornare indietro, credo ci penserebbe due volte. Per lui è cominciata subito una trafila di lavori in nero sottopagati ed un gioco psicologico dei suoi datori di lavoro: Tu pensa a lavorare che poi ti mettiamo in regola, e Tomec, lavorava come una bestia, tagliava ferro ed alluminio senza nessuna protezione. I suoi colleghi erano tutti clandestini come lui. Se lo avesse conosciuto, avrebbe pensato ironicamente che la sua vita era come quella dei bambini nei romanzi di Dickens. Ma Tomec non conosce Dickens, ed è troppo impegnato a pensare a quanti soldi mandare in Polonia ogni fine mese per fermarsi a riflettere che, quei presunti "datori di lavoro" (ora che ve li ho presentati per quello che sono il virgolettato è obbligatorio), gli stavano rubando la giovinezza. I fine settimana i polacchi li passavano tutti assieme, qualche birra e milioni di sigarette. Non si integrano molto nel tessuto sociale, ma almeno non vengono guardati con diffidenza. Verso di loro la gente mostra all'inizio una moderata curiosità, poi li lascia perdere, fino a farli diventare pezzi dell'arredo urbano. Se è una (dis) integrazione è una (dis) integrazione molto soft (per fortuna).
Tomec ha deciso che tornerà a casa, mentre scrivo e questa domenica è oramai alla fine, starà salendo le scalette del bus. Sigarette in tasca ed una busta di panini. Trenta ore di viaggio e poi di nuovo Polonia. Racconterà qualcosa dell'Italia una volta tornato nella sua città, i suoi amici d'infanzia faranno cerchio attorno a lui e gli chiederanno una copia dei cd di Eros Ramazzotti. Il pullman sarà pieno di altri polacchi che, per un attimo (più o meno lungo) hanno creduto di farcela. Io Tomec l'ho conosciuto giusto un po', le barriere linguistiche erano difficili da superare ma il pallone ci permetteva di parlare senza dirci niente: lui è proprio un buon giocatore, di quelli che non vorresti mai avere contro, tiro potente e pochi fronzoli. Un gioco molto anni sessanta, quando il calcio non era roba per modelli Dolce & Gabbana. Un calcio fisico e mai felice, come se avesse sempre un'ombra di tristezza da sfuggire. Ieri mi ha confidato che non tornerà più in Italia, che anche se non parla bene l'italiano ha imparato qualche lezioncina, la più importante recita: non fidarti di chi ti dice che avere il permesso di soggiorno sia un problema. Poi mi ha sorriso ed ha detto: Vuoi birra da me? Grazie Tom ho risposto io, ma si dice: vuoi bere una birra con me? E' rimasto un attimo perplesso e ha detto: Tanto ormai Italiano non mi serve ad un c####, mica devo insegnare in scuola. Ed ha proprio ragione.
Michele Trotta
Originariamente pubblicato su "O,Rivista Omero" il 28 Settembre 2008
Oggi c' è un solicello niente male.Un cane randagio nuovo per le vie del mio paese ed un palazzo diroccato da ammirare (questo rientra nell'archeologia del contemporaneo con la quale ci riempiamo la bocca).Poi nel pomeriggio calerà il gelo (non solo dialettico),il centro abitato verrà avvolto in un cerchio di umidità e mal di testa.Se vorrete potrete bere vino simil aceto in qualche cantina e blaterare di calcio con qualche vecchio cirrotico.Tutto si sveglierà per il posticipo.
Le cose che più mi mancheranno di Simbad sono impossibili da contare. Mi mancherà quando scendeva le scale e poi rotolava perchè era troppo grasso. Mi mancherà il suo miagolare concitato quando inseguiva i grilli. Mi mancherà la sua invadenza,benedetta invadenza,quando voleva saltarmi in braccio.Mi mancheranno quegli occhi blu,che più che Simbad (per il breve tempo che mi è stato possibile amarlo) avrei dovuto chiamarlo Paul Newman.