IL RAGAZZO DELLA VIA CRUCIS (Angelo,Demone,o tutte e due le choses?)
Due (anche tre) anni fa mi venne una cotta per la polaroid. La polaroid è una sola e dopo anni devo dare ragione a mio cugino che diceva che sarebbe stato un acquisto del cazzo. La partenza era interessante, io, che non amo fare fotografia, con una macchinetta che è l'esaltazione stessa del dilettantismo militante in fatto di arte. Insomma mi sono portato questa macchinetta in Albania ed ho fotografato la statua del fondatore di Tirana ricoperta di merda di piccioni ed ho fotografato il mio amico forestale in costume tipico italo albanese. Alla fine, mi s che è stata l'ultima fotografia fatta lì, ho ritratto dei palloncini a forma di teletubbies sulle sponde del lago artificiale di Tirana. Poi più nulla, morta la voglia di fare foto ed ho chiuso tutte quelle polaroid in un sacchetto color foglia bruciata con scritto sopra pampero. Questo serve a ricordarmi che mi devo comprare le cose che mi piaciono da sobrio. E la polaroid mi è piaciuta probabilmente durante un delirio chimico.
Sottofondo
Drones-i don't ever wont to change-
A me questi drones sembrano anche un pò paisley, ma poi a chi cazzo importa delle etichette, solo il suono conta e qui è potente, che poi questo disco finirà accantonato in mezzo a tutti i dischi che scarico ogni giorno. Tutta questa musica che mi sommergerà, non è solo la new wave che non vende un cazzo, c'è un sacco di musica che passo solo una volta sul mio computer e poi finisce masterizzata ed archiviata su DVD da poco prezzo. Immensa delusione per il disco dei Lords Of The New Church che ho scaricato: orrendo, ora capisco perchè vengono inseriti in una compilation sul goth rock, in quello stato ci stanno benissimo in compagnia di gruppi tipo Fields of Nephilim e cazzi vari. Un suono talmente plastificato da far sembrare i Duran Duran un gruppo di Blues rurale. Una sola canzone salvabile, della quale non ricordo assolutamente il titolo, ma insomma uno si aspetta sempre cose migliori da un ex Dead Boys.
Comunque le buone notizie vengono dalla discografia dei Fugazi (fantastica), da quella di Jon Spencer e sodali (un viaggio alle radici della distorsione e della follia) ed a piccole dosi sto cercando di prendere il meglio dai Rocket From The Tombs. Il meglio è una versione cantata da David Thomas di Sonic Reducer. Menzione d'onore per i Metal Urbain: un suono durissimo puntellato da batterie elettroniche e sintetizzatori che sembrano vivi. Il verbo dei Suicide si è sparso in un posto come la Francia, che ha livello di scena Rock è periferico quanto l'Italia (ManoNegra, Noir Desir....e poi chi altri?). Insomma lode ai Metal Uebain e al loro suono degenerato. Discorso a parte gli SS Decontrol, grezissimi ma efficaci nel loro hardcore con canzoni da quaranta secondi. Ufficiale, a me l'ultimo dei Bloc Party fa schifo ed anche la tanto strombazzata song for Clay non mi piace affatto. Delle volte mi chiedo cosa starà passando dalle parti degli sterei dei miei amici (a parte european son che è praticamente l'ispiratore di questa considerazione per il post hardcore), mi chiedo se al capitano, se ad Ubaldo questa roba piacerebbe, se cityrocker ascoltasse gli Squirrel Bait gli piacerebbero? Secondo me i Fuzztones lo farebbero strippare, ma lì entriamo nell'ordine della religione.
Vi lascio il link del myspace degli EATER il gruppo punk inglese ( visto che mi accusano di parteggiare spudoratamente per il punk americano)
http://www.myspace.com/roomforoneeater
Una bella versione velocizzata di Sweet Jane si può sentire lì.
Ma non e' mica peccato!-
sentenziava l'albergatrice emiliana
di fronte a velate
e malriuscite ostentazioni
di repressa virilità.
-C'e' del marcio in Danimarca!-
sentenziava un giornale inglese
agli albori del '77
e noi?
Facce impietrite e timorose
a leggere, il tutto.
Federico Fiumani

L’ultima volta che il mondo dell’industria musicale ( che teniamolo a mente si occupa di prodotti e nulla di più) è stato rivoluzionario (e rivoluzionato). Se per Debord l’arte ha il compito di sottrarre l’esperienza al tempo per renderla eterna, allora il Punk Rock è arte. Arte degenerata, come quei quadri dipinti dai malati di mente, ma comunque arte.
New York, 1973: Esordiscono un gruppo di ragazzi travestiti da donnacce, si chiamano New York Dolls, il loro cantante è David Johansen, alla chitarra c’è un ragazzo di origini Italiane che di cognome fa Genzale, e siccome Genzale non è il massimo per un chitarrista rock cambia nome in Johnny thunders. Poi c’è Syl Sylvain alla chitarra ritmica, Billy Murcia alla batteria (che muore di lì a poco di overdose e viene sostituito da Jerry Nolan) e al basso Arthur “Killer” Kane. I New York Dolls assieme agli Stooges di Iggy Pop, ai Velvet Underground di Lou Reed e John Cale e agli MC5 di Rob Tyner e Fred “Sonic” Smith sono l’inizio della musica Punk. Il termine Punk viene usato per la prima volta da Legs McNeil, infatti così si chiama la fanzine che comincia ad uscire a New York in quel periodo, i giornalisti improvvisati si occupano delle band emergenti in quei giorni (intanto siamo arrivati al 1974/76): Ramones, Television, Dictators e Dead Boys.
Londra, 1975: Malcolm Mclaren e la sua compagna Vivienne westwood (stilista d’avanguardia, come lei stessa si definisce) aprono un negozio di abbigliamento chiamato “Seditionaries” (in seguito SEX), sugli scaffali si trovano collari ed abiti in pelle, lo stile ricalcato è quello dei club sadomaso. McLaren ha fiuto per gli affari, vede che il mercato del rock inglese (dopo la sbornia glam rock e progressive) è in mano a dinosauri, pensa bene di muovere le acque, contatta tre ragazzi difficili (Steve Jones, Paul Cook e Glen Matlock) ed un teppista di strada (John Lydon AKA Johnny Rotten), nascono i Sex Pistols.
Da questo momento nulla sarà più come prima, il Punk esplode in Inghilterra e, complice anche la primitiva stampa musicale nostrana, giunge in Italia con qualche mese di ritardo. Nel Regno Unito il Punk appena iniziato è già morto: i Pistols si sciolgono dopo una surreale tournè americana, i Clash diventano altro e gli altri vivacchiano forti dell’interesse dell’industria del disco. Anche i Punk si sono fatti fregare e sono diventati parte di quell’industria che volevano distruggere. E’ solo un anno, ma (la frase abusata è d’obbligo) vissuto molto pericolosamente.
Pordenone, 1978: E’ interessante come il Punk in Italia attecchisca in una delle città più sonnacchiose. Il movimento Punk chiamato Great Complotto si compone di moltissime band estemporanee che nella logica del “Do it Yourself” (letteralmente Fallo da te) si autoproducono i primi 45 giri. I nomi da ricordare (per originalità e l’incoscienza) sono: Hitlers’s, TampaX, Andy Warhol Banana Technicolor e 001CANCER. L’idea di Punk rock che hanno i ragazzi di Pordenone è però più vicina alla prima Nowave Americana, quella di Lydia Lunch, di James Chance e di Arto Lindsay. Il Punk Rock come stile di vita trova un terreno fertile nell’Hinterland milanese (precisamente Baggio), dove nasce il Virus, il primo centro sociale gestito da Punk anarchici che si ispiravano al “nichilismo positivo” dei britannici CRASS. Da Torino arrivano le prime band Punk-Hardcore (sottogenere iper politicizzato nato in America sulla scia di gruppi come Dead Kennedy’s, Black Flag, Tsol e FEAR): i Negazione, i Declino, gli Indigesti i Raw Power ed i Rappresaglia. Dal Punk usciranno personaggi televisivi che infesteranno le domeniche italiane senza nessun ritegno per gli anni a venire: Jo Squillo, Donatella rettore (ex Candeggina Gang), Alberto Camerini ( do you remember Rock ‘n’ Roll Robot e Bambolina Tanz Tanz) e ultimo Giovanni Lindo Ferretti (ex derviscio punkeggiante dei CCCP- Fedeli alla linea, probabilmente il gruppo più originale della storia del rock italiano, ed ora convertito al Cattolicesimo integralista).
Al momento (purtroppo) il Punk Rock è morto e sepolto, le sue esternazioni più genuine sopravvivono nella Confederation Of Scum (in Italiano Confederazione Della Feccia) Nord Americana, un pugno di gruppi votati al nichilismo più aberrante (autori comunque di un buon rock degenerato) che hanno come nume tutelare G.G.Allin, defunto cantante dei Texas Nazis ed autentico animale da palcoscenico.
Nel panorama del Rock attuale il Punk viene citato come influenza da tutti i gruppi della New New Wave, un fenomeno che soprattutto in Inghilterra ha provocato una situazione ridicola, visto che tutti i gruppi producono un singolo Punk Rock per poi diventare artisti mainstream con l’unica preoccupazione del conto in banca. In Italia la situazione è anche peggiore, con il Punk Rock che sopravvive solo nel circuito indipendente (A Cosenza negli anni passati esistevano I N.I.A. punx, gruppo che ottenne ottimi riscontri anche fuori regione), e diventa argomento per goffe cariatidi (tipo Enrico Ruggeri (ex Champagne Molotov) che ha confezionato per la rivista “Tutto” un CD di cover di vecchi brani Punk Rock in cerca di rilancio artistico oltre la seconda serata di “italia uno” e la nazionale cantanti.
Finita la stagione dell’entusiasmo comincia il disincanto, si fa la conta dei morti e si aspetta con ansia il prossimo revival.
Il Punk è stato il nemico di molti sociologi da talk show (Alberoni su tutti) che nell’italia degli anni ottanta si chiedevano perché i giovani Punx non volessero guardare “i ragazzi della terza C” e morire il sabato sera nelle uno fire dopo una notte di discoteca. Archeologia dell’altro ieri: Sono passati solo trentanni, ma sembra un’eternità.
Michele Trotta
Questa non è la giornata ideale per pensare, questo è un giorno abbastanza neutro. Insomma c'è gwente che porta a spasso setter irlandesi sui lerci passaggi pedonali tiburtini. Il setter irlandese ha talmente tnta classe che se proprio dovete pensare a qualcosa con altrettanta classe pensate alle copertine dei Roxy Music, o almeno alle prime tre.
Che cazzo di prigionia è tenere un cane fatto per sgroppare nelle boscaglie su un balcone affacciato su un raduno di pensionati che scatarrano?
Mi faccio troppe domande.
Un appello ai dirigenti Rai e alla Commissione di Vigilanza perché il documentario della BBC Sex Crimes and the Vatican non sia trasmesso “da una rete pubblica sostenuta dal canone” è stato sottoscritto - si legge in una nota - da una ventina di parlamentari fra cui Battaglia (AN), Bianconi (FI), Binetti (Ulivo), Mantovano (AN), Marconi (UDC), Santini (Democrazia Cristiana), Selva (AN), Storace (AN), Carlucci (FI), Migliori (AN), Volonté (UDC) e Vietti (UDC).
In calce al documento, che ha come primo firmatario il sociologo torinese Massimo Introvigne, direttore del centro Studi sulle Nuove Religioni, anche un'ottantina di firme fra intellettuali e docenti universitari cattolici e laici fra cui gli storici Franco Cardini e Aldo Mola.
I firmatari affermano di non essere affatto contrari a trasmissioni televisive dove si parli con serietà del “problema reale e doloroso” dei preti pedofili. Ma chiedono che non sia trasmesso un documentario “sensazionalistico e falso”. ''Si può, anzi si deve affrontare il problema - concludono i promotori - e lo ha raccomandato lo stesso Benedetto XVI in un discorso ai vescovi irlandesi del 28 ottobre 2006. Ma davvero non è opportuno farlo sbattendo in faccia al telespettatore un documentario spazzatura''.
Notate come la Binetti non stona in questa allegra combricola di cretini.

Bob Quine è quello in fondo, quello che sembra un tamarro di Cusenza. Ha suonato in tutti i dischi dove doveva suonare, anche in un paio di dischi di Lou reed, tanto per dire. Preferisco ricordarmelo per essere stato uno dei sodali di Richard hell nei Voidoids. Tutti loro proprio delle belle facce: Mark Bell non ancora Marky Ramone è scavato da far paura, Richard Hell sembra un dipinto di Schiele. Ivan Julian è l'unico che si salva. Non durerà molto nemmeno la sua sobrietà.
Blind date with the chancer
We had oysters and dry lancers
When the check arrived we went dutch, dutch, dutch, dutch
A redder shade of neck on a whiter shade of trash
And this emory board is giving me a rash
Im flat out
Youre so beautiful to look at when you cry
Freeze, dont move
Youve been chosen as an extra in the movie adaptation
Of the sequel to your life.
A shady lane -- everybody wants one
A shady lane -- everybody needs one
Oh my god, oh my god, oh my god, oh my god
Oh my god, oh your god, oh his god, over god
Its everybodys god, its everybodys god, its everybodys god, its
Everybodys god
The worlds collide, but all that we want is a shady lane
Glance, dont stare
Soon youre being told to recognize your heirs
No, not me -- Im an island of such great complexity
Stress surrounds in the muddy peaceful center of this town
Tell me off in the hotel lobby right in front of all the bellboys and the
Over-friendly concierge
A shady lane -- everybody wants one
A shady lane -- everybody needs one
Oh my god, oh my god, oh my god, oh my god
Oh my god, oh your god, oh his god, oh her god
Its everybodys god, its everybodys god, its everybodys god, its
Everybodys god
The worlds collide, but all that I want is a shady lane
PAVEMENT
Ieri Carola Susani ha letto un racconto di Alice Munro intitolato rimetti a noi i nostri debiti (dalla raccolta In fuga)Parla di bambini di carne e di cenere. La ragazzina protagonista, Lauren , è dotata di un’intelligenza fuori dal comune ed assiste alle nevrosi dei genitori con distacco. Abita in una grande casa tetra ai margini di una foresta e non ha nessuna amica. Finché non conosce la barista dell’hotel. Nel testo c’è una scena curiosa: tre adulti che spargono le ceneri di una bambina sulla neve e Lauren è con loro, in evidente imbarazzo. Mentre gettano la cenere gli adulti recitano la preghiera finale in puro “Cattolicesimo Americano Da Discount”. Alla fine questa bambina evocata e mai comparsa nella storia appare sotto forma di cenere ed è la materializzazione della morte. Così come nella prima parte il compost preparato da Lauren lo è della vita
Nella narrativa da sempre i bambini sono personaggi “Affidabili”, alle volte ci si può infilare dentro anche un disegno educativo, e solitamente in questo modo si finisce con in mano un contratto con la Buenavista\Disney. Alle volte il gioco funziona ed escono fuori racconti o romanzi stupendi come quello della Munro. Il primo che mi viene in mente è “Una cosa piccola ma buona” di Raymond Carver, soprattutto Scotty, il protagonista\assente del racconto. Morirà alla fine con i genitori che tornano a cercare il pasticciere che li ossessionava da stalker consumato (Nel film Short cuts di Altman era impersonato da Lyle Lovett). Nel finale loro materializzeranno la vita mangiando, mangiare è una cosa piccola ma buona da fare in un momento come questo, dice il pasticciere. Scotty è una presenza fortissima che non dice mai una parola (e come potrebbe, è in coma). Quando muore ha spostato gli equilibri dei genitori in maniera definitiva. Un altro acuto osservatore dell’infanzia è Stephen King, in IT ha descritto i decenni americani degli anni cinquanta meglio di tutti, tradendo in questo modo uno sguardo romantico che guarda all’infanzia con rimpianto, perché in quel tempo la paura era il divertimento dei film al drive in. I suoi protagonisti sono occhialuti, presi in giro e preferiscono i fumetti horror al football. Proprio loro sconfiggeranno per due volte il mostruoso It che teneva soggiogata la città di Derry.
Niccolò Ammaniti nei suoi libri ha spesso usato bambini, ed in molti casi li ha resi personaggi principali del romanzo, è successo in Ti prendo e ti porto via, Io non ho paura e Come Dio comanda. In Ti prendo e ti porto via il protagonista si rende responsabile dell’omicidio della maestra e finisce in galera. Attorno girano molti personaggi secondari . Un altro libro incredibile per come riesce ad avvincere, ma anche a stomacare non appena si finisce la lettura, è Dei bambini non si sa niente di Simona Vinci, un libro che ha per protagonisti dei ragazzini decisamente precoci che conducono un’esistenza parallela a quella in casa. Scopriranno il sesso ed altre cose meno piacevoli, alla fine ci scapperà il morto. Cinicamente un libro sul maledettismo con i denti da latte, appena letto è una botta allo stomaco. Un effetto simile lo fanno sul lettore anche i romanzi di J.T. Leroy (aka lo scrittore che non c’era), i suoi libri (scritti da una giornalista quarantenne) raccontavano le vicende di un bambino cresciuto fra camionisti e papponi e costretto a prostituirsi da quando aveva dieci anni. In tutti e due i romanzi, Sarah e Ingannevole il cuore più di ogni altra cosa, percorre la sua infanzia fra violenze ed abusi. Alla fine solo un’ abile operazione di marketing: J.T. Leroy nel frattempo era diventato una star internazionale, rimane famosa una sua lettura a Roma, condotta da sotto la scrivania. Il ragazzo era fragile, ed estremamente timido. Anche qualitativamente i suoi libri in pochissimo tempo hanno perso molto del fascino di cui erano ammantati. Segno che, tolto il personaggio J.T. , ex bambino prodigio di tutto il peggio del mondo ma pronto a redimersi, non resta che la scrittura; che nel suo caso era davvero poca cosa. E’ lui però, il caso di bambino (non esistente) meglio sfruttato nella storia della narrativa post-moderna.
Michele Trotta