mercoledì, 28 febbraio 2007

Tenete d'occhio le edicole!!!!!!!!

postato da: sonicreducer alle ore 12:26 | link | commenti
categorie: stiv bators, mucchiofili
martedì, 27 febbraio 2007

Io posso guardare il mondo dalla finestra che mi ha lasciato il mio incisivo. Vi pare poco?

postato da: sonicreducer alle ore 10:07 | link | commenti (2)
categorie: american dreamz, forza incisiva

Sogno Villa Ada.

Aspetto che il tempo diventi davvero caldo. Dal mio balconcino minuscolo si vede un riquadro di cielo buono per le agenzie immobiliari. Sogno il trionfo verde di Villa Ada ed i joint che fioriscono ed i cani che corrono allegri senza nessuna preoccupazione.

postato da: sonicreducer alle ore 10:02 | link | commenti
categorie: parolefutili, periferie ditalia
lunedì, 26 febbraio 2007

LATITANTE

Latitante, l'ombra lunga su di me
o su qualcun'altro
e' rimasta ferma ad osservare chi
si interroga allo specchio
latitante non si fa vedere mai
e poi chissa' se esiste
o se e' solo un'invenzione fatta per
dare speranza al nulla.
Te lo ricordi Nero Wolfe che da una stanza
lui comandava il mondo?
Senza tradir la benche' minima ansieta'
lui comandava il mondo.

Lui davvero non cercava cause perse
immerse in uno stagno
la saggezza e i nervi saldi eran di chi
se ne restava a posto.
E mai lasciava la sua nera scrivania
per correre nel mondo
erano gli altri che correvano da lui
per non raschiare il fondo.

Cosi' i miei giorni, cosi' i miei giorni adesso
perche', perche', perche'?
Correre ovunque, ma e' meglio stare fermi
perche', perche', perche'?

Vera e' l'ansia da contrabbandare in fretta
per qualche cosa d'altro
e l'insonnia da dimenticare stesa
in qualche letto perso
vero e' il nulla e tant'e' vero sono qua
in questo film perverso,
spettatore dentro a un cinema d'essai
che non programma altro.
Te lo ricordi Nero Wolfe che da una stanza
lui comandava il mondo?
Alzava il braccio rispondeva a una chiamata
e conosceva il resto.

Cosi' i miei giorni, cosi' i miei giorni adesso
perche', perche', perche'?
Correre ovunque, ma e' meglio stare fermi
perche', perche', perche'?

Cosi' i miei giorni, cosi' i miei giorni adesso
perche', perche', perche'?
Correre ovunque, ma e' meglio stare fermi
perche', perche', perche'?

FEDERICO FIUMANI

postato da: sonicreducer alle ore 13:05 | link | commenti
categorie: fiumane, comitato per la difesa del rock

Insomma, la settimana scorsa mi soo spiaccicato contro una porta. Non ho un buon livello di sopportazione del dolore. Ho pianto e probabilmente sono svenuto fra le urla di schifo di chi mi soccoreva. Ci vorrebero luci, mille luci, ci vorrebbe il mattino che scaccia fantasmi. Domani Federico fiumani torna in città. E' un bel modo per celebrare il mio dente mancante. Intanto non ho idee nuove da applicare alla creazione di nuove campagne pubblicitarie. Suffer little children.
sabato, 24 febbraio 2007

raw power

Ieri sera io ed il caro european son ce ne andiamo a vedere l'ultima leggenda dell'hardcore-punk italiano ancora in piedi.

RAW POWER, rumore, ecco i raw power sono un impasto perfetto di chitarra, basso, batteria e la voce sgraziata che urla. Li ho sempre amati perchè sono in pista da ventisei (!!!!) anni e perchè tutte le volte che li ho visti dal vivo mi hanno fatto saltare come un pazzo. Senza incisivo in bocca sembravo johnny thunders. Splendida come sempre la cover dei nirvana: territorial pissings. Concerto nel cuore della garbatella, insomma, si continua a camminare nelle vie popolari di Roma.

mercoledì, 21 febbraio 2007

Denti

Il governo sta cadendo. io sono caduto stamane, c'ho rimesso un incisivo ed un pò di paura. Per tutta la tarda mattinata il mio coinquilino ed un suo amico sono stati i miei infermieri. Nella tarda mattinata hanno lasciato il posto ad europeanson.

Ora tutto va per il meglio

postato da: sonicreducer alle ore 16:00 | link | commenti (2)
categorie:

andy warhol (venti)

 
Nella “Factory” c’era una scaletta che portava ad un piccolo appartamento pieno di santini e foto di bambini con i pantaloncini. Era la casa della mamma di Andy Warhol, in mezzo a quel disastro di vinile e pailettes abitava una taciturna e timorata di Dio immigrata cecoslovacca.
Questa potrebbe essere una notizia irrilevante sulla personalità di Warhol, invece ci dice tanto sul suo essere contemporaneamente Vampiro e Cenerentola, infatti, pochi anni dopo la sua morte ,nel celebrare la sua memoria, John Cale e Lou Reed intitolarono un disco “Song For Drella”, Drella era il risultato della crasi fra Dracula e Cinderella (Cenerentola).
                    
L’arte di Warhol è la migliore icona del secolo passato: arte veloce da guardare più e più volte. Ripetuta all’infinito come è ripetuta all’infinito la pubblicità. Un secolo che prendeva i suoi miti e li “Santificava”, poi li masticava, li digeriva ed infine li uccideva. Molte opere di Warhol parlano di questo: la serie dedicata ad Elvis Presley (il mito americano che crepa in un bagno pubblico con le braghe calate dopo un concerto), Elizabeth Taylor ( la regina del cinema che alcolizzata finisce per concedersi in matrimonio otto volte gonfia come un dirigibile con degli splendidi occhi viola) e Mao Zedong (il presidente sanguinario della Cina Popolare con il faccione da “amico dei bambini”). Tutte le personalità della cultura (rock, cinema, letteratura, moda ed altro) che si sono avvicinate a Warhol lo accusarono in seguito di essere state sfruttate, perché l’”Artista” non era altro che una macchina brava a fatturare, un pubblicitario che era salito sul carrozzone dell’arte contemporanea quando l’arte era in un momento di riflusso ed i grandi vecchi erano quasi tutti morti oppure impegnati nelle proprie nevrosi (Jackson pollock alcolizzato ed incatenato alla sua stessa genialità). Warhol, ex bambino povero, si avvicinava ad ogni cosa con lo sguardo del dilettante e faceva tutto con la stessa testardaggine che metteva quando, infilava cartamodelli in delle scatole di scarpe e li seppelliva nei parchi di Pittsbourgh (sua città di origine), quelle scatole erano le “capsule del tempo”, che avrebbero raccontato la vita del novecento ai nostri pronipoti.  Sleep, il suo primo film, fu girato solo per provare una cinepresa, a distanza di più di trenta anni non si può dire che le sue pellicole ( Handjob, Building, Kiss e sleep appunto ) siano opere d’arte, ma sono sicuramente oggetti scandalosi, sono opere che stanno ad annuire energicamente alla frase di Pier Paolo Pasolini:“l'intellettuale è destinato a fare scandalo anche se non vuole: ogni parola che esce dalla sua bocca è scandalosa, è perturbatrice, altrimenti non è più intellettuale”. La pornografia ostentata di Handjob, con un giovanissimo John Giorno che si masturba è profetica della sbornia di falli e vagine senza senso dei giorni nostri, come gli Elvis Argentei replicati in mille colori altro non sono che la previsione dell’esasperazione dell’uomo comune per l’ultimo “Re d’America”, esasperazione che si incarna nei suoi mille sosia che passeggiano, in panza e basette, per le vie di Las Vegas.
Dagli amanti del rock Warhol è ricordato per la copertina del primo disco dei Velvet Underground, la banana in technicolor, che nelle prime edizioni era sbucciabile, al gruppo Warhol impose la presenza dell’ “exploding Plastic Inevitable Show”, che vedeva la presenza di due danzatori e della musa Nico, una ragazza originaria dell’ Ungheria che non era riuscita a sfondare nel cinema, nonostante (oppure proprio per questo) una bellezza che si può definire solamente perturbante. I Velvet Underground all’epoca venderanno pochissimi dischi, ma saranno in seguito l’influenza riconosciuta di tutto il rock degli anni seguenti e Lou reed (che produrrà anche album decisamente sottotono) vivrà per sempre di rendita portandosi dietro il titolo di “nonno” del Punk rock e della New Wave.
Persi anche i Velvet Warhol continuerà a sfornare fenomeni di baraccone e serigrafie di sedie elettriche e di incidenti stradali. Il suo attaccamento alla vita non può che farci considerare in maniera ironica la sua morte nel sonno dopo un banale intervento in day hospital. La sua opera oggi rivive in tutti i settori della creatività. Andy warhol ne sarebbe contento, ne sarebbe fiero, ma poi da brava “Drella”, vorrebbe una generosa percentuale sugli utili
 

IL MANTELLO

Il mantello
 
Mio padre prima di morire si legò ad un mantello. Era vecchio e nero,  glielo lasciò Mio nonno. A suo fratello erano toccati degli attrezzi da campagna e lui si prese il mantello. Anni dopo mio zio  chiese in prestito il mantello per fare delle foto. Ci disse, mentre usciva da casa nostra: ‹‹Lo riporto Venerdì pomeriggio, vorrei una foto con un oggetto che era appartenuto a mio padre››.  Sul momento io dissi: ‹‹Ma non se la poteva fare con la zappa che gli ha lasciato nonno?›. ‹‹No, la riporta subito, lo sa quanto ci tengo››. Erano passati quattro anni da quel giorno.
Papà non stava bene, ormai aveva toccato gli ottanta e sragionava: la notte sognava il mantello sulle spalle di mio zio e piangeva nel sonno. Mia moglie doveva imboccarlo e lavarlo: lo trascinava fino alla vasca da bagno e lo costringeva su una sedia. Alla fine non si capiva se sulla faccia aveva più acqua della doccia o lacrime per l’umiliazione di essere visto nudo da una donna.
‹‹ Devi dire a tuo zio che mi riporti il mantello, sto morendo, lo voglio e basta, non c’è un motivo particolare, sto morendo››. Si lamentava come un bambino, la vecchiaia mi fa schifo per questo, si diventa schiavi degli altri. Ogni minimo movimento ti costa dolore. Una mattina, dopo qualche giorno che si lamentava e guardava fisso nel piatto a pranzo, decisi di andare da mio zio. Mentre bevevo il  caffè dissi: ‹‹ ok., vado a prenderti il mantello, ci metto giusto il tempo di trovare tuo fratello. Aspettatemi per cena››. Mio padre aveva chiesto il mantello moltissime volte a mio zio, aveva sentito solo un mucchio di scuse e da qualche tempo nemmeno rispondeva al telefono. Dava sempre il segnale d’ occupato.
Quando uscii di casa, quella mattina era quasi natale, in paese c’era la brina sulle strade ed il cielo era terso come se ci avessero messo una fotografia al posto del solito azzurro spento. Comunque, solitamente non ero uno di quelli che si fermano ad osservare il meteo. In macchina non funzionava il riscaldamento e battei i denti finché non arrivai davanti a casa di mio zio. Si trovava appena fuori dal centro abitato del paese. Cominciavo ad essere nervoso senza averne un motivo reale. Cosa poteva farmi mio zio? Era solo un vecchio ormai, non era più il toro. Scesi dall’auto e mi attaccai al campanello come un pazzo.
‹‹ Chi è, un attimo, non fate ‘sto rumore, mia moglie dorme, è anziana.›› . Cazzo, pensai, mia zia. Averla svegliata era davvero un punto a mio sfavore, lei cercava sempre di difendere quello stronzo del marito, anche se  in quaranta anni non aveva visto che liti. Ed infatti i figli , lo sanno tutti in paese,  sono handicappati di testa perché hanno preso dal padre tantissime botte. Mio zio aprì finalmente la porta, era davanti a me: indossava una veste da camera grigiastra ed aveva gli occhi semichiusi. Sembrava sorpreso di vedermi.
‹‹Senti pezzo di merda, papà vuole il suo mantello, vedi di darmelo, non fare storie che ti faccio saltare quei quattro denti di cazzo che ti sono rimasti in bocca››, gli dissi queste cose con un tono di voce urlato, come se temessi di non arrivare alla fine, così ne trascinavo le ultime parole. Mio zio mi disse-‹‹entra dai, fa freddo la mattina presto, non urlare.››, la sua calma mi vinse ed entrai. La casa era sporca e tutte le finestre erano chiuse, al posto del divano, o per lo meno, dove una volta c’era il divano, c’era un letto. Sul letto c’era mia zia. ‹‹ Ora ti faccio il caffè›› mi disse mio zio, la stanza era sporca e  un odore di medicinali mischiato ad avanzi di cibo impregnava tutti gli angoli della stanza. Nel caminetto il fuoco si stava spegnendo e mio zio lo aveva soffocato in partenza mettendoci troppa carta. Forse lo stava facendo mentre arrivavo. ‹‹Tua zia sta in questo modo da quasi due anni, non posso ridarti il mantello, lo uso per coprirla, ha sempre freddo ed io non ho soldi per il riscaldamento o la legna. Mi dispiace…››. Mi sentivo in imbarazzo e lo sguardo mi girava per tutta la stanza. Cercavo qualcosa di familiare in quella casa che da piccolo frequentavo ogni giorno.
Dopo un po’, con la tazza di caffè in mano guardavo nella direzione del cumulo di lenzuola ed il mantello era sopra mio zia. Ogni tanto si lamentava nel sonno e si raggomitolava ulteriormente. Il caffè bollente mi bruciava la lingua, ma lì dentro faceva un freddo incredibile, era quasi piacevole avere la lingua e le dita che scottavano.
‹‹ Zio, cos’ ha?››, ‹‹ Non lo so di preciso, due anni fa non si è alzata più dal letto, io non mi parlo più con tuo padre e mi vergognavo a chiedere aiuto. Spero muoia, deve essere una sofferenza impossibile per lei. Se penso a quanto male le ho fatto, ora non posso fare altro che accudirla. Ti ricordi quando ancora venivi a pranzo di noi? Eravamo pieni di problemi, ma lei non ti ha mai fatto capire nulla››. Era commosso e tremava. Non usciva quasi più e non era mai stato uno pieno di amici. Lasciai la tazza vuota sul tavolo e mi avviai alla porta, mio zio mi precedette e la aprì. Non pensavo fosse capace di usarmi una simile gentilezza, alzai gli occhi per guardarlo si era indebolito. Non era più il toro di una volta.  Il sole era forte, un raggio si infilò nella stanza ed illuminò il fagotto di stoffe che  era stato  mia zia.
‹‹Ciao zio, riguardati››, dissi solo questo al momento di andarmene. Rimisi in moto la macchina e mi lasciai tutto quello schifo  alle spalle. ‹‹ al diavolo il mantello››, e mi stavo già avviando ad aprire il negozio. Sarei tornato la sera a trovarli con qualche coperta. Papà scassa il cazzo che vuole il mantello.
martedì, 20 febbraio 2007

Reperti

Sul sito dei diaframma (diaframma.org per chi vive sulla luna!!!!) si può scaricare un fiumani giovane assieme a Cicchi e Susini. Ci sono primitive versioni di canzoni dei DIAFRAMMA e cover di gran pregio (pretty vacant, london lady , See no evil (!!!). Da urlo).

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